Nella rappresentazione della realtà, la pittura ha dato tutta sé stessa per più di cinque secoli; la fotografia, in appena 150 anni, ha stravolto il modo di vedere il mondo obbligando anche i pittori ad adeguarsi, cambiando le loro abitudini; poi è arrivato il cinema, ossia l’immagine reale in movimento, la realtà che improvvisamente non solo era viva e oggettiva ma anche mobile, plastica, affascinante.

Dai fratelli Lumiere a Hollywood

Non è folle affermare che il cinema sia oggi lo strumento espressivo più potente nelle mani dall’uomo. È unico il modo in cui ha cambiato il nostro modo di percepire la realtà e raccontare storie: dalla paura degli spettatori alla visione dei primi cortometraggi dei fratelli Lumiere, quando l’arrivo di un treno era sufficiente per generare la sensazione che la carrozza venisse realmente incontro alla sala, mettendo a rischio gli astanti, sino alla meraviglia procurata dai primi lungometraggi con trame complesse e raffinate, sceneggiature curate, recitazioni studiate ad hoc.

La svolta arriva dall’altra parte dell’Atlantico e ancora un po’ più in là, sulla costa del Pacifico: nei sobborghi di Los Angeles, Hollywood diventa il cuore e la fucina delle pellicole più famose al mondo, un’industria creativa, avida e compulsiva che in breve diventa una catena di montaggio che produce, produce e produce.

Come il cinema ci ha cambiati

Così nell’arco di un ventennio, il cinema e le sale cinematografiche sono il centro dell’evasione popolare, creando una fortissima presa sul nostro immaginario e sui nostri comportamenti: alzi la mano chi non conosce a memoria almeno qualche battuta dei film più famosi, o il modo di recitare di una star, o ancora il gergo utilizzato nei western o nei thriller.

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